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cane aggressivo

cane aggressivo

Il cane aggressivo

Il cane aggressivo rappresenta un problema notevole soprattutto quando la mole del cane consente di mettere a rischio l’incolumità ed anche la vita di animali e persone.

E’ anche argomento ricco di luoghi comuni e di ignoranza delle più elementari regole di vita sociale dei cani.

 Gli atti aggressivi

Sono azioni che un animale rivolge ad altri animali per danneggiarli fisicamente o per intimorirli e si possono suddividere in:

  • aggressioni fisiche, inflitte soprattutto con il morso, che può essere graduato nella potenza, nella durata, nella trazione e nello scuotimento, ed è di solito estremamente preciso nell’ esecuzione;
  • aggressioni “psichiche”, quando le minacce vengono espresse attraverso combinazioni di gesti, espressioni facciali, posture, tempi e direzioni dello sguardo, variazioni d’ apertura delle palpebre e pupille, tipi di vocalizzazione( ringhio, abbaio ecc.), orripilazione eccetera.

La combinazione di questi atteggiamenti permettono al cane di comunicare  messaggi aggressivi dovuti diverse motivazioni, che vanno dalla paura estrema alla volontà predatoria o repressiva.La conoscenza di questi segnali può permettere di prevenire molte aggressioni fisiche.

Un’ altra importante distinzione prevede:

  • aggressioni predatorie, dirette alla cattura di prede, innescate da chiari segni di vulnerabilità psicologica della preda ( fuga, grida di paura, ecc.);
  • aggressioni affettive, dirette verso animali della stessa specie o simili ( l’uomo ), o verso possibili predatori. Esse hanno carattere prevalentemente intimidatorio con componenti di tipo emotivo, perciò dette affettive. In queste tipo di aggressione il morso scatta solo se l’ avversario non obbedisce ai segnali di minaccia e di intimidazione, e di solito è di breve durata e di bassa intensità.
    E’ utile chiarire che “qualsiasi animale reagisce aggressivamente solo quando qualcosa lo inquieta “; ciò che varia fra gli individui è il grado o tipo d’ inquietudine necessari per scatenare la reazione.
    A ciò si collega il discorso delle razze, che tanto fa discutere, per cui vi sono tipi genetici che reagiscono in maniera più o meno combattiva a stimoli inquietanti anche di basso grado, al contrario di altre che reagiscono con comportamenti di evitamento, fuga od immobilizzazione.
    E’ notorio che cani di razze selezionate sulla base della loro combattività, abbiano una maggiore propensione al comportamento aggressivo, senza per questo essere per forza cani pericolosi.

La combattività

è la disposizione individuale a raggiungere e mantenere alti livelli di eccitazione aggressiva in determinati contesti o situazioni. Non va confusa con la suscettibilità aggressiva, dovuta alla prontezza di reazione a stimoli nocivi, che può caratterizzare animali anche poco combattivi.

La combattività è stata selezionata positivamente in molte razze usate solitamente per la caccia ( terrier, segugi, cani da cinghiale e da orso), cani per combattimenti militari ( mastini, akita-inu ecc), e da combattimento in arena ( bull terrier, pitt bull ecc.).

Va precisato però che i ceppi genetici meglio selezionati delle razze da combattimento sono quelli in cui gli stimoli in grado di scatenare l’ eccitazione aggressiva sono ben limitati e differenziati. Infatti i terrier, per esempio, sono molto aggressivi nei confronti della selvaggina e anche fra loro, ma sono fortemente inibiti nei confronti dell’ uomo.

E’ incredibile come in queste razze l’ eccitazione durante il combattimento innalzi la soglia del dolore al punto da tollerare amputazioni e sventramenti frequenti, come per esempio, nella caccia al cinghiale!

cane aggressivo

atteggiamenti aggressivi

  altra classificazione del cane aggressivo 

Se vogliamo convivere felicemente, bisogna capire la causa del comportamento aggressivo del cane per tutelare l’incolumità delle persone e degli altri animali. di seguito una semplice classificazione.

Aggressioni gerarchiche o da dominanza:

 riguardano la posizione sociale del cane e possono essere dirette verso altri cani, ma anche verso i proprietari.

Aggressioni da irritazione:

Determinate da azioni che infastidiscono il cane, spesso collegate al rapporto di dominanza con chi subisce. Per esempio manipolazioni dei proprietari, come togliere il cibo, abbracciare l’ animale ecc…

Aggressioni ridirette:

Sono legate a situazioni di forte eccitazione, come risse tra cani dove il proprietario viene morso dal proprio cane mentre cerca di separarlo; oppure quando, non potendo raggiungere un rivale, il cane morde il primo subordinato gerarchicamente che trova,oppure anche oggetti o persone!

Aggressioni territoriali:

territorio può anche essere considerato lo spazio intorno al cane, per cui alcuni cani, soprattutto se paurosi, in spazi ristretti, possono sentirsi minacciati ed aggredire il trasgressore.

Aggressioni materne:

chiaramente legato alla difesa dei cuccioli o di feticci, in caso che la cagna abbia una falsa gravidanza.

Aggressioni da paura:

In genere sono determinate dalla sensazione del cane di non potersi sottrarre ad una qualsiasi minaccia ( per es. Quando viene intrappolato in un angolo, oppure quando è legato e non può fuggire)

Aggressioni predatorie:

possono essere scatenate da stimoli innati o appresi, possono essere dirette anche verso l’ uomo e le cose ( macchine, moto ecc.), e sono spesso facilitate dalla presenza di altri cani.

Aggressioni infanticide:

Possono sorgere per esigenza di controllo delle nascite, sia per difetti dei cuccioli, per stress ambientali o disfunzioni ormonali delle madri, o per competizione con altre femmine.

Queste situazioni possono essere considerate “normali “, cioè possono essere spiegate dal punto di vista etologico, mentre tutte quelle quelle che hanno caratteri contrari a qualsiasi logica, imprevedibili, ed irregolari, possono rientrare nel quadro delle aggressioni patologiche, che possono essere collegate anche a patologie del cervello, a depressione, carenze di socializzazione come l’ isolamento da altri cani e persone durante il periodo critico di sviluppo della socialità, cioè il 2° mese di vita.